Via del Nano – Cima del Laghetto

Cima del Laghetto 3365 m-Via del Nano-350 m AD- IV°
Posta a SO del M.Adamello, e importante nodo topografico in quanto proprio in corrispondenza della cima inizia la lunga dorsale che, in direzione O, si salda alla Cima di Plem formando lo spartiacque fra il bacino d’Avio e il Bacino del Miller.
La parete Sud-Ovest di questa cima si presenta con una caratteristica placconata che, dalla base si eleva fino in vetta. sul suo fianco orientale è incisa per tutta l’altezza da un diedro affiancato da bellissime placche granitiche.La via (l’unica) aperta su questa parete è quella di Gianmarco Pelizzari il 15  settembre del 1975 attacca proprio al centro della parete, segue un’evidente diedro molto svasato che, al suo termine presenta una strozzatura a forma di V, indi a sinistra e poi diritti fino in vetta.
La nostra via quindi, condivide con quest’ultima solo la seconda parte.
Non ci sono in tutta la parete nè chiodi, nè soste attrezzate .Abbiamo lasciato un solo chiodo perchè il nostro “Fabbro” schiodatore non è riuscito a toglierlo.
Certamente questo itinerario sarà stato percorso già..ma qui non ne è rimasto segno nè documentazione.
Attrezzatura consigliata: Una serie di Friend dal piccolo al medio, una scelta di chiodi a lama corti e un paio medi con la testa ruotata.
Ridendo e scherzando l’abbiamo battezzata”la via del Nano” in onore ad Ermes detto anche manidimerda.. chè , tra un chiodo che scappa, un nuts perso e altro ci hà ricordato molto un personaggio del film”La leggenda di Al, John e Jack.
Tempi di percorrenza: dal rifugio Gnutti all’attacco: 2 ore per la via ; tre ore.
Una vera odissea Adamellica quella vissuta su questa parete costellata da errori, sfiga e quant’altro; la dimostrazione di come un piccolo incidente e un errore di valutazione possa trasformare una arrampicata semplice in un viaggio infinito.
A cominciare dall’attacco..un bel nevaio di neve marmorea con inclinazione sufficente per rotolare da farsi con scarpe da ginnastica.
Allora il Prode Minnigerode sfodera la sua scure da ghiaccio e inizia a gradinare, proprio come centovent’anni fà..
Solo che farlo con il martello da roccia non è così semplice..
Sfiga vuole che la prima placca sia bagnata e veramente viscida, urge aggirarla con manovre fantozziane ci si infila in una pericolosa variante nel canale alla base per poi sbucare a destra con un lungo traverso e ritrovarsi di nuovo sulla retta via.In questo canale non c’è niente che stia fermo.
E qui, accade il fattaccio..Domenico abbraccia tre o quattro massi grandi come bambini che hanno tutta l’intenzione di volare giù.
Grida a destra e manca..sotto ci sono Ermes e Marcello più defilato. I massi partono, si trattiene il fiato…tutto bene nessuno è stato colpito..a parte la corda proprio nel mezzo!
Da qui in poi faremo un “trenino” a quattro peggio del locale Brescia-Milano.
Finalmente ritornati sulla retta via si arrrampica su buona roccia ben proteggibile, e tiro dopo tiro arriviamo a circa metà parete; qui, a sinistra si apre un canalone di sfasciumi che porta direttamente sulla cresta O (quella che collega la Cima del Laghetto alla Cima di Plem)
Noi, come dei Tordi ci infiliamo lì per accertarci della veridicità di alcune informazioni sulla via date da alcuni personaggi che bazzicano la Vallecamonica detti SuperSaian..
In realtà abbiamo noi male interpretato l’attacco della via, e questo ci hà portato fuoristrada.
Lo sapevamo me tant’è..
La giornata si rivelerà piena e lunga, giusto di quelle giornate che rinforzano la solidarietà e i vincoli di amicizia, vecchie e nuove, e questa sarà la cosa più bella da ricordare quando, oramai al buio giungiamo al Gnutti per alcune telefonate  a casa, poi giù al Pont del Guat.laghetto.001 laghetto.002 laghetto.003 laghetto.004 laghetto.005 laghetto.006 laghetto.007 laghetto.008 laghetto.009 laghetto.010 laghetto.011 laghetto.012 laghetto.013 laghetto.014 laghetto.015 laghetto.016 laghetto.017 laghetto.018 laghetto.019
L’orologio segnerà 16 ore e 15 di ininterrotta attività..