Piz Roseg – Via Diemberger

Questa via delle due che l’Alpinista Austriaco salì negli anni 50 è quella che raggiunge la cima Ovest , ancora oggi mantiene intatto il suo fascino, avendo cambiato di poco la morfologia della via.
Siamo in quattro ad inoltrarci nella lunga Val Roseg con zaini abbastanza pesanti; a parte Fabrizio che, sospettiamo maliziosamente abbia trovato un posto segreto dove nascondere le picche ,visto lo zaino incredibilmente leggero che si ritrova.Resterà un mistero.
Accetto ben volentieri l’invito di Fabrizio di unirmi alla compagnia, non solo si scalerà insieme ma ci sarà l’opportunità di rinsaldare l’amicizia e ,perchè no, stringerne di nuove.
Il bello di questo gioco dell’alpinismo in fondo stà qui: nelle relazioni umane; se è vero che nel confronto con la montagna mettiamo a nudo noi stessi, cercando nel contempo di confermarci a noi stessi, di ribadire che noi siamo , che il nostro posto è questo..nel raffronto con i nostri simili il gioco è la riflessione, il sapersi specchiare nell’altro e arricchirsi  di tutti quei pensieri ed esperienze di quella vita non nostra , ma che è simile in molte situazioni e scoprire come se la gioca qualcun’ altro diversamente da noi.
E io ho capito che devo imparare molto ancora..
La nostra montagna si presenta in perfetta forma e, grazie all’abilità di Fabrizio ci portiamo all’attacco della via attraverso un percorso non sempre facile al buio.
Alle 5.00 siamo all’attacco della terminale ; partenza e via!
Passaggio obbliquo a sinistra poi il divertente attraversamento della fascia rocciosa che si fà superare senza grandi problemi, ancora sù fino a uscire dall’imbuto a sinistra.
Fortunatamente sono legato con Stefano che sale con il giusto ritmo, concedendomi/ci il giusto rifiatare.
Fabrizio e Marco, invece, se la filano via, sono già quasi fuori in cresta quando affrontiamo l’ultimo pendio.
Poco prima delle 8.00 siamo in vetta, in contemporanea con un bel vento teso.
Non c’è bisogno di andare al Bianco per godere di spettacoli come questi; l’ambiente è di prim’ordine, il panorana merita.
Ora un pò più sciallati giù per la Eselgrat fino alle doppie che ci depositano alla base della parete appena salita..
La osserviamo, la fotografiamo ,poi ci guardiamo soddisfatti.
Il lungo rientro a Pontresina sarà l’ulteriore occasione per scoprire nei compagni di cordata delle belle persone , quel che tanto manca di questi tempi.