Gross Venediger

Dopo il filotto di super gite di questo periodo (Collalto, Lovello) ecco spuntare l’ombra del Venediger dalle nebbie del passato.
18 aprile 2003 dopo un’abbordaggio direttamente da casa al Grossglokner il giorno dopo tentiamo il colpo al Venediger.Andò male per la mancata vetta in mezzo alla bufera pensavamo di averla raggiunta, ma il dubbio l’ ho sempre avuto.E venuto il momento di levarselo, e ,per farlo partiamo direttamente da Brescia a orari in cui neppure i ladri sono svegli.Con me Sandro e Beppe , fortemente motivati, ognuno con motivi diversi.
Ne ho sempre parlato al Sandro del Venediger come di una gita indimenticabile, sopratutto dalla Matreier Taurn versante veramente poco frequentato sia per il lungo avvicinamento alla Venedigerhouse con quasi 5 km pressochè in piano, sia perchè i rifugi di questo versante sono quasi sempre chiusi per la stagione primaverile.
Quindi, l’impegno non è da poco, si parte dalla Matreier Tauernhouse da 1511 mt passando per la Venedigerhouse presso l’Innergschloss fino ai 3666 metri del Venediger, quindi alla fine ballano 2200 mt.Ma per i mei amici sono solo 1800 come da relazione omettendo alcuni metri a beneficio dei miei due compari.E’ veramente bello essere assolutamente soli in questa valle, noi tre con un’itineraro tutto da tracciare e da inventare di volta in volta.Dopo il lungo avvicinammento alla Venedigerhouse finalmente iniziamo a salire il ripido salto sulla sponda idrografica destra (sinistra nel senso di marcia) punto evidente perche  nei pressi vi è lo stabiotto della teleferica dei rifugi.Ora seguiamo una valletta-canale e, appena compaiono sulla sinistra alcune colate ghiacciate ne usciamo per seguire poi una serie di dossi che ci porta in campo aperto.Non esiste pericolo di perdersi benchè non ci sia traccia di salita.In punti strategici ecco spuntare una bella palina segnaletica per fugare ogni dubbio.Intanto abbiamo perso il Beppe che, a corto di allenamento resta nelle retrovie.Ogni tanto ci fermiamo per tenerlo d’occhio e, anche se la distanza và aumentando continua a seguirci.Arrivati nei pressi della Neu Prager Hutte ci addossiamo a un masso per ripararci dal vento che ora ha rinforzato, aspettiamo di vedere il Beppe ma, questi sembra essere stato ingoiato dal ghiacciaio,Dopo venti minuti buoni di attesa decidiamo di riprendere la marcia nella speranza di vederlo comparire.A sorpresa eccolo proseguire sulle nostre tracce.Ora la neve si fà ghiacciata nei pressi della seraccata e ci costringe a calzare i rampant per non disperdere inutilmente energie.Io mi guardo in giro curioso, la mia mente continua a mandarmi flash-back e fotogrammi di quando, sbucando dal ripido vallone sotto la Venedigerscharte proveniendo dalla Viltragenkees io e Cesare vedemmo per la prima volta il ghiacciaio dello Schlatenkees con la cresta del Niedere Zaunn nera e avvolta da nubi spettrali che copriva e scoprivano l’Alte Prager Hutte.Ancora la mente che paragona, ricorda, annota..nulla è cambiato dopotutto, forse un pò di ghiacciaio in meno  ma nulla più.La fatica sembra essere la medesima, la bellezza impareggiabile di queste montagne anche.In fondo penso, anche per questo cerchiamo la montagna, la sua natura immutabile apparentemente.Questa è infatti l’unica certezza in un mondo in continuo cambiamento e, si sà, l’uomo non ama i cambiamente ma, anzi  vuole restare tenacemente ancorato al proprio istante, questo gli dà la sicurezza che qualche cosa a questo mondo resta immutato e immutabile , completamente ignorante di quello che l’umanità combina.Ma il mondo gira e tutto cambia anche se impercettibilmente, le montagne si sgretolano e i ghiacciai si ritirano, così nel breve arco della nostra vita cerchiamo quegli angoli che rifuggono da questa legge della natura: il cambiamento o, se vogliamo l’entropia. Faccio questi pensieri mentre affrontiamo la china sotto il Kleinevenediger e solo ora vediamo distinta la traccia che sale al Rainerhorn che da qui si eleva di poco dal pianoro glaciale.Ma il Grossvenediger se ne stà nascosto dietro e sbuca ‘un tratto con parecchi puntini neri che, come formiche tentano di arrampicarvici sopra.In tutto questo tempo il vento ci ha letteralmente flagellato, forti raffiche ci costringono a fermarci per non cadere.Il freddo vento mi inchioda le tempie e scatena un mal di testa tremendo.Gli ultimi centocinquanta metri sono abbastanza penosi ma finalmente, mollati gli sci  siamo in vetta.Un’enorme croce capeggia sulla cima.
Uno sguardo a 360 gradi su un panorama grandioso; a sud le dolomiti con le loro cime aguzze, a est e ovest un panorama glaciale dal quale spunta il Glokner.Guardo giù verso il Sulzbachkees dove tre scialpinisti sono scesi , quanto sarebbe bello rimanere qui qualche giorno ed esplorare tutto questo ben di Dio.Poco sotto la vetta, mentre scendiamo ,incredibilmente riconosciamo il Beppe. E’ arrivato a duecento metri dalla vetta e vuole salire in cima .Gli faccio presente che è già tardi, si stànno alzando delle nubi preoccupanti e. con il passo che ha dovremo aspettarlo almeno quaranta minuti.
Sandro lo incoraggia a salire, lo aspetteremo qui, sferzati dal vento contando i minuti..
Poi una volta ricongiunti guido una velocissima e bellissima discesa su neve trasformata fino all’altezza dei rifugi. Ci giriamo e tutta la parte alta della montagna è avvolta dalla nebbia. Appena in tempo, scendere con la nebbia non sarebbe stato piacevole
Beppe è soddisfatto, Sandro anche, ognuno ha raggiunto evidentemente i propri obbiettivi, chi la cima, chi la propria introspezione.
La neve tiene bene dato le temperature e questo ci consente una bella sciata fino alla fine, quando i nostri sci ci depositano sulla strada che mena alla Venedigerhouse.Ora ci aspetta il lungo viaggio condito da tanti chilometri e lunghe dissertazioni sul dislivello reale della gita tenuto appositamente segreto. Questo darà ancora più valore alla giornata.

Qui posto il video della mia prima salita al GrossVenediger di alcuni anni fà..