Cop di Casa

Quando si varca la soglia della valle di Breguzzo si entra in una dimensione incantata. Le cime, ben visibili dalla partenza sembrano un richiamo di sirene, quel grande lenzuolo bianco che a semicerchio ammanta la valle è un richiamo irresistibile. I suoi dossi infiniti, i muri e le vallette si susseguono come le dune di un deserto accecante. La traccia che si disegna nella neve è una geometria formidabile per bellezza e precisione, ardita e silenziosa si inerpica fino nel cuore della valle.Potevamo sì seguire le orme del buon Dario che, da solo e di gran lena batte la traccia al Cop di Breguzzo, ma a noi piace l’idea di essere soli e privilegiati in questo paradiso. Nell’attraversamento del canale durante una inversione mi si stacca lo sci che parte per la tangente , si infila nel canale , salta la cascata di ghiaccio e finisce giù al Redont 300 metri sotto…fine della gita? No, mi scoccia troppo; metto i ramponi e sfilo la picozzina di plastica, scendo fino alla strettoia della cascata e scendo 6 metri di moccolo ghiacciato verticale. Eccolo lì il mio sci! Maledetto adesso ti sistemo io. Abbiamo perso più di un’ora a causa di questo inconveniente ma ora siamo di nuovo in marcia. La nostra cima si svela solo a quota 2650, ora l’acrocoro di cime che ci circonda fà sembrare il tutto un’immenso castello diroccato. Una curiosa lastra enorme di granito fà da cappello a un gendarme sulla cresta, altri assumono forme inverosimili. Dopo le ultime faticose inversioni arriviamo in vetta, qualche metro a piedi e il panorama si svela al completo. Da qui la vista è anche migliore che sul Cop di Breguzzo benchè non distante. Scruto le valli opposte, immagino grandi traversate, concatenamenti. Ad aver più tempo e gambe sarebbe bello, ma oggi abbiamo fatto duemila e devo pensare al mio compare e alle sue gambe..
Scendiamo in un’atmosfera surreale, ovattata cercando di non rovinare le nostre geometrie di salita. Si gode, si esulta, giù fino al Redont e poi per le Taiade sempre nella polvere. Una sosta da Dario sarà d’obbligo, un panino, una birra e un grazie.
Auguri Marco!