Cima Brenta – scivolo Massari

Dato l’innevamento eccezzionale per il periodo e che nelle dolomiti raramente si và per un motivo o per l’ altro ecco l’occasione per toccare con mano la cima Brenta seconda vetta per altezza del gruppo di Brenta.Lo scivolo Massari ( più precisamente vedretta di Brenta superiore)che si snoda di fianco all’omonima Punta fino a lambire  la Cima Mandron si presta all’upo nostro che risulta essere divertimento..
Con la paura che l’orso in agguato sbrani pure noi oltrechè un povero camoscio trovato a fianco di una valanga sulla strada che da Campiglio porta al parcheggio di  Vallesinella ci spippoliamo i 5 chilometri cinque di noiosissima stradina.Poi i compari mi guardano mentre mi faccio largo fra le ramaglie di una valanga e si sentono rassicurati,l’orso non sarà un problema. Il paesaggio estivo conosciuto ora è completamente trasfigurato, irriconoscibile ,solo il rifugio Vallesinella ci ricorda dove siamo.E i massi ciclopici sotto la piana del Tukett? dove sono?Questo ci chiediamo mentre le pelli scivolano sul manto vellutato.Franco (detto hoo Francoo) accasatosi all’ultimo minuto con noi è capace di ridurre al silenzio ogni animale vivente che ululi o cinquetti con la sua strabiliante e logorroica lingua.Una buona racchettata aggiusterà tutto penso io, ma il maramaldo pensa di essere a una gara di scialpinismo ed è imprendibile.Ma cè tempo per scoppiare..e i profeti della scalogna vincono sempre.Un ripido traverso ci porta ll’imbocco del canale vero e proprio e qui, prima di transitare il traverso avviene l’imponderabile! Franchino non parla più,ha perso la parola, anzi nò,una riesce a dirla ripetutamente come un mantra “ma è sicuro questo traverso?” La risposta “no, ma solitamente vien giù al secondo passaggio” lo ammutolisce.   Ci accodiamo dietro due cordate provenienti dal Tukett/Grostè mentre il nostro corridore comincia a a fare l’elastico.Ecco, ci siamo penso io..mentre il Franchino già pensa al punto ristoro stabilito arbitrariamente nel mezzo della valanga.Mangerà solo e in fretta..
Al colletto si apre uno scenario osservato raramente anche in inverno.La patagonia l’anno spostata qui in Brenta? Spogliati gli sci osserviamo il temerario ed espostissimo traverso fatto in discesa da chi gli sci se li è portati appresso.Ma non vale la pena consiglia un ragazzo dall’accento locale.”saranno due curve là sopra”
Io mi carico gli sci in spalla..buttale vie due curve tu!
crestina,canalino ,crestina   e siamo all’anticima.Qui i ragazzotti decidono che non è il caso di proseguire fino in vetta dopo aver visto un grosso distacco di un lastrone poco prima della cima.Inutile discutere, ma gli faccio osservare che ora e non prima il pericolo è passato..
Abbandonati da uno sfranto Marco e dall’ammutolito Franchino ,io e Sandro seza sci scendiamo dall’antecima  e con attenzione raggiungiamo la vetta mentre la famosa nebbia del Brenta alza il suo velo sulle cime sottostanti.Veloce ritorno all’anticima e con gli sci dal calottone fino alla cresta dove tolgo gli sci e percorro a ritroso il canalino.Sotto il canalino rimetto gli sci e faccio quel famoso e temuto traverso.Da sopra è molto meglio che sotto dopotutto.Così mi fermo al colletto ad aspettare la compagnia oramai un pò provata.
La discesa avviene su neve polverosa per me,leggermente crostosa per Sandro, e molto crostosa per Marco.Nell’ordine la valutazione è ovviamente dettata dallo stato delle gambe..
Comunque era farinosa!