Aguille Verte- Couloir Couturier

Il cerchio si è chiuso! Scendendo nel bosco verso Chamonix io, Stefano ed il Boletti eravamo stanchi, molto stanchi ma nulla avrebbe potuto cancellare quello stato di serenità e di pace in cui ci trovavamo. In fondo anche se desideravo porre fine alle mie (nostre) fatiche ero quasi dispiaciuto di andarmene da quella natura così grandiosa e da cui ogni volta, tutti noi possiamo trarre esperienze indimenticabili. Esperienze così intense e totalizzanti che raramente nella vita di tutti i giorni ci è dato modo di provare, ma che, secondo me, devono far parte del nostro essere ‘uomini’. L’esperienza è la nostra vera ricchezza! Non è certo la vetta o la via che ci arrichiscono, e del resto come potrebbero mai un pezzo di roccia e di ghiaccio o una scala numerica farci evolvere? E’ l’esperienza che sulle montagne viviamo che ci entra dentro e ci segna e fa si che ognuno di noi sia unico e diverso da tutti gli altri. La Verte per il Couloir Couturier, per me, come per tanti altri, rappresentava e continua a rappresentare una delle linee ideali ad una bellissima montagna; cadrò nel banale ma alla fine è un vero simbolo dell’alpinismo. Da ragazzo sfogliavo ‘I 4000 delle Alpi’ di Blodig e la Verte, ma non solo lei’, mi facevano sognare e fantasticare; e pensavo chissà se un giorno …. E come spesso accade, più il tempo passava e più la realtà si trasformava in mito, i candidi profili della Verte, nella mia mente, erano ormai sfumati e non riuscivo più a capire dove iniziava la reltà. Mi dicevo: -ma si quest’anno ci vado anch’io- e poi per un motivo o per l’altro la Verte ed il suo canalone rimanevano lì. E’ vero facevo altre scalate ma lei, ogni volta che ero nel massiccio del Monte Bianco era lì ben presente a ricordarmi che era reale e non un frutto della mia immaginazione. In tanti si si dissetavano a questa fonte di felicità ed io ero lì ancora a bocca asciutta; nella mia mente cominciava a farsi spazio, piano piano, il sentimento dell’incertezza e del dubbio. Alla fine, ho atteso più di vent’anni questo momento ma alla fine è arrivato e devo dire che è stato proprio come me lo ero immaginato, potrei dire che la Verte non mi ha tradito e si è concessa totalmente, anzi mi rendo conto che aveva iniziato ben prima a regalarmi emozioni, non sono forse il sognare o l’attendere un dono meraviglioso già di per se. Penso proprio che sia valsa la pena aspettare così tanto tempo.
Fabrizio Righetti